mercoledì 10 ottobre 2007

Nobel per la chimica a Gerhard Ertl

Il premio Nobel per la Chimica è stato assegnato quest'anno al tedesco Gerhard Ertl, dell'Istituto Max Planck di Berlino per lo studio dei processi chimici sulle superfici solide e le importanti applicazioni industriali.


Lo scienziato, nato a Bad Cannstadt nel 1936, è professore emerito al Fritz Haber Institut Max Planck di Berlino. "Questa scienza è importante per l'industria chimica e può aiutarci a comprendere una serie di processi, dal motivo per il ferro arruginisce al funzionamento della pila al combustibile a come lavorano i catalizzatori delle nostre automobili", si legge nella motivazione della giuria.

Lo scienziato tedesco ha gettato le basi teoriche che hanno portato allo sviluppo di dispositivi come marmitte catalitiche e celle a combustibile. Le sue ricerche hanno anche permesso di capire fenomeni come il buco dell'ozono.

Premiato nel giorno del suo compleanno. La notizia dell'assegnazione del premio Ertl l'ha avuta proprio il giorno del suo settantunesimo compleanno. Nato il 10 ottobre del 1936 alla periferia di Stoccarda nel 1955 inizia a frequentare la facoltà di Fisica all'università locale, dopo aver conseguito la maturità al liceo Keplero.


Durante il periodo universitario Ertl compie due soggiorni di studio: il primo alla Sorbona di Parigi (1957-1958), il secondo alla Ludwig-Maximilian-Universitaet (Lmu) di Monaco di Baviera nell'anno accademico successivo. Si laurea in Fisica nel 1961 con una tesi dal titolo: "Un metodo dei salti di temperatura per la ricerca delle reazioni di dissociazione rapide con l'aiuto di impulsi di microonde".

Nel 1962 è nominato professore alla 'Technische Universitaet' di Monaco di Baviera con un dottorato di ricerca per un lavoro nel settore della chimica-fisica intitolato: "La cinetica dell'ossidazione catalitica dell'idrogeno nei cristalli di germanio". Nel 1968 si trasferisce all'università di Hannover, dove assume la direzione dell'Istituto di Chimica-fisica e di Elettrochimica, prima di tornare a Monaco di Baviera come direttore dell'Istituto di Chimica-fisica della "Lmu". Ertl è stato professore ospite al Caltech di Pasadena nell'anno accademico 1976-1977, all'Università del Wisconsin di Milwaukee nel 1979 e all'Università di Berkeley, in California, nel 1981-1982.

Nel 1982 è nominato professore onorario nelle due università dell'allora settore occidentale di Berlino, la Freie e la Technische Universitaet e nel 1996 è nominato professore onorario nella terza università berlinese, la Humboldt Universitaet.

Ertl ha diretto cinque riviste specializzate nel settore della chimica-fisica e della chimica delle superfici. Riceve lauree ad honorem da cinque università: Bochum e Muenster (Germania), Lovanio (Belgio), 'Chalmers tekniska hoegskola' (Svezia), Aarhus (Danimarca). Nel 1991 riceve la 'Medaglia Liebig' dalla Società tedesca di Chimica, nel 1992 riceve il "Japan Award" e la Grande Croce al Merito della Repubblica federale tedesca.

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martedì 9 ottobre 2007

Le Sei ricerche "scientifiche" più curiose

Buonasera ragazzi! Ho trovato su Newton un breve articolo che non posso non condividere con voi, talmente assurdi sono i contenuti...
Come da titolo, si intitola "Le Sei ricerche scientifiche più curiose"; devo dire che il termine 'curiose' è un po' troppo diplomatico, sarebbe stato forse più appropriato un termine più incisivo.. Ma a voi il giudizio.

Ecco quindi l'elenco!

  1. Gli effetti della musica country sul suicidio, di S. Stack (Wayne State University) e J. Gundlach (Auburn University). Risultato: le città in cui ci sono più radio dedicate a questa musica hanno un tasso di suicidi più elevato. (Tasso ancora più elevato è stato determinato tra le persone che hanno letto la pubblicazione)
  2. Lo spennamento dei polli come misura della velocità di un tornado, di B. Vannegut (State University of New York). Risultato: la misura non è attedibile. (Vi immaginate Francesco Amadori che insegue un tornado tenendo in mano un pollo? Ma perché, poi?)
  3. Impatto delle mutande bagnate nella termoregolazione corporea, di M. K. Bakkevig (Sintef Unimed, Norvegia) e R. Nielson (Università tecnica danese). Risultato: più le mutande sono spesse, minore è il fastidio. (Chi non ha mai pensato di pisciarsi addosso, in una calda giornata di luglio, per cercare un po' di refrigerio?)
  4. Cambiamenti strutturali del cervello nei tassisti, di E. Maguire (University College di Londra). Risultato: nei tassisti londinesi, l'ippocampo - la parte del cervello legata alla memoria - è più sviluppata che nel resto della popolazione. (Chi ha svolto questa ricerca, invece, è risultato possedere ben più gravi cambiamenti cerebrali.)
  5. La velocità degli ultrasuoni nel formaggio, di A. Mulet (Università di Valencia). Risultato: la velocità degli ultrasuoni cambia a seconda del grado di maturazione. (Siccome più il formaggio matura più diventa denso...)
  6. Documentazione diretta di rapimenti di civili da parte di UFO, di J. Mack (Harvard Medical School). Risultato: secondo le testimonianze dirette, lo scopo dei rapimenti è la procreazione di figli umani-alieni. (Non so se avete mai visto un documentario sugli UFO: solitamente, le donne che affermano di essere state rapite sono dei quarti di scorfano.. Mi auguro che gli alieni non siano messi così male da farsi degli anni luce per copulare con esseri così! Sarei deluso dalla civiltà aliena)
A parte le considerazioni personali, dalle quali non ho saputo trattenermi, sono curioso di sapere le vostre opinioni!

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lunedì 8 ottobre 2007

L'italoamericano Mario Capecchi tra i Nobel 2007 per la medicina

C'è anche uno studioso di origini italiane tra i vincitori del Premio Nobel 2007 per la medicina. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato infatti all'americano Oliver Smithies, al britannico Martin Evans e all'italiano Mario Capecchi, originario di Verona ma residente negli Stati Uniti da oltre mezzo secolo. Il premio di dieci milioni di corone svedesi è stato assegnato per il lavoro del team di tre scienziati sulla possibilità di introdurre modifiche genetiche nelle cavie di laboratorio attraverso le cellule embrionali.



Nato a Verona nel 1937, Capecchi ha sempre studiato e lavorato negli Stati Uniti, dove si è laureato in biofisica nell'università di Harvard e dove ha avuto come relatore della sua tesi di dottorato uno degli scopritori del Dna, James Watson. Il riconoscimento ottenuto oggi non ha sorpreso di certo la comunità scientifica internazionale, che da tempo lo riteneva un candidato naturale all'assegnazione del Nobel. Emigrato con la famiglia da Verona negli Stati Uniti quando aveva appena 7 anni, ha ottenuto i più importanti riconoscimenti scientifici.

L'infanzia di Capecchi è stata segnata da eventi drammatici. Orfano di padre, vide la madre arrestata e deportata dai nazisti, per "motivi politici", nel lager di Dachau. Era il 1941, e il futuro Nobel aveva solo quattro anni. A cinque, inizia a vagare per l'Italia meridionale, dopo esser stato cacciato dalla casa che lo ospitava. Quasi quattro anni di autentico vagabondaggio, ed è una circostanza che ha dell'incredibile il ricongiungimento con la madre, subito dopo la guerra, in un ospedale di Reggio Emilia. I due finalmente, nel 1946, partono verso gli Stati Uniti, dove vengono ospitati dagli zii. In America Capecchi si laurea in Chimica e Fisica all'Antioch College, nel 1961, primo passo di una carriera eccezionale che lo ha portato fino al massimo riconoscimento.



"E' un grande onore condividere questo premio con Oliver Smithies e Martin Evans - ha commentato Capecchi - Siamo stati tutti molto fortunati nell'avere una lunga amicizia scientifica, potendo contribuire profondamente al lavoro di ciascun altro. Questo premio è un tributo ai nostri sforzi collettivi".

Il 12 maggio scorso l'Università di Bologna aveva insignito lo studioso di origine italiane della Laurea honoris causa in Biotecnologie mediche. Capecchi è diventato famoso in particolare per il suo lavoro pionieristico sullo sviluppo del 'gene targeting' nelle cellule staminali di embrioni murini (ES cells). Questa tecnologia è utilizzata oggi dai ricercatori di tutto il mondo per 'costruire' topi con mutazioni inserite in un qualsiasi gene.

La potenza di questa tecnologia è tale che il ricercatore può scegliere sia quale gene mutare che come farlo. In pratica il ricercatore può scegliere come e quali sequenze di Dna del genoma di topo vuole cambiare e ciò permette di valutare in dettaglio la funzione di ogni gene durante lo sviluppo embrionale o nelle fasi successive. Poiché tutti i fenomeni biologici sono mediati da geni, il 'gene targeting' sta avendo una ricaduta importante su praticamente tutti gli aspetti della biologia dei mammiferi, inclusi gli studi sul cancro, sull'embriogenesi, sull'immunologia, sulla neurobiologia e in pratica su tutte le malattie umane.

Questa tecnologia ha inoltre molte applicazioni per la medicina clinica. Infatti attraverso di essa si può costruire qualsiasi modello di malattia genetica umana in animali da laboratorio, studiarne l'evoluzione e verificare l'efficacia di potenziali terapie contro la stessa. In un prossimo futuro, poiché si può scegliere quale gene modificare e come, nuovi approcci alla terapia genica basati sul 'gene targeting' potranno essere usati per correggere un gene endogeno difettoso nel tessuto umano appropriato.

Un messaggio di congraturazione è giunto al premio Nobel anche dal Presidente della Repubblica: "Il campo di studio da lei affrontato - ha scritto Giorgio Napolitano - investe un problema essenziale per la medicina del futuro. E' del più alto valore e interesse generale l'aprire la strada a nuovi approcci alla terapia delle malattie genetiche. Le auguro ulteriori successi".

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sabato 6 ottobre 2007

Come si può fermare la fuga dei ricercatori italiani?

Buonasera ragazzi!
Vorrei utilizzare questo spazio per illustrarvi un articolo comparso nel numero di Settembre del mensile Newton.
Come dice il titolo, tratta - pur molto brevemente - il problema della fuga dei cervelli italiani, intervistandone uno tra questi. Non uno qualunque, bensì il Premio Nobel Riccardo Giacconi.

Ecco l'articolo:

Bisogna combattere il culto della mediocrità che blocca il sorgere delle eccellenze. Solo così si può sperare di rilanciare la ricerca in Italia e negli altri Paesi che sono rimasti indietro.
In Italia, in Francia e in parte anche in Germania, negli ultimi decenni, si è puntato esclusivamente sulla diffusione dell'istruzione di base, nel tentativo di alzare il livello medio della popolazione.
E' lodevole l'intenzione di dare a tutti le stesse possibilità, ma non va fatto a discapito di chi è migliore e merità di più. In Italia, è fortemente radicata la paura della qualità, perché si teme che se qualcuno eccelle e guadagna di più, lo fa a discapito degli altri. E questo non è vero, sorpattutto in campo scientifico. In un sistema sano, i centri di eccellenza sono un beneficio per tutti, e fanno da traino per lo sviluppo generale del paese. In questa situazione, non si può parlare di fuga dei cervelli, piuttosto bisogna dire che l'Italia caccia via i cervelli perché non vuole eccellenze.
Un amico astronomo, dopo aver lavorato per anni all'estero, è tornato a Palermo, dove era nato. Voleva a tutti i costi rilanciare l'attività dell'osservatorio della sua città, ma si è scontrato con mille difficoltà. "Se le cose stanno così - mi disse - è perché è nell'interesse di qualcuno che rimangano così".
Lo stesso vale per il resto del paese. Se le cose stanno così è perché fa comodo a qualcuno che rimangano così. Se si vuole rilanciare la ricerca, frenare la fuga dei cervelli, e magari attrarne dall'estero, bisogna cambiare radicalmente la società, e puntare in modo deciso sulla meritocrazia.
Io sono per una forma di capitalismo delle idee, dove se la conoscenza e la meritocrazia sono sane portano benefici.
Vorrei citarvi una sua frase: "Michelangelo diventò un artista perché aveva un muro da dipingere. Uno scienziato, in Italia, non ha un muro. Per questo se ne va via."

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